103a BRIGATA S.A.P. “GABELLINI“
La 103a Brigata S.A.P. “Vincenzo Gabellini”, formata da sette distaccamenti, ottenne il riconoscimento ufficiale con la formazione della Divisione Garibaldi S.A.P ”Fiume Adda” nell’agosto del 1944.
Sebbene il comando decidesse di costituire la Divisione solo in quel mese, le Brigate operavano già da tempo sul territorio e avevano già svolto una notevole attività operativa. La nuova formazione nacque proprio per coordinare le azioni di queste Brigate che, pur agendo in zone confinanti, si muovevano in modo autonomo sotto la direzione del Comando del Raggruppamento Brigate Garibaldi.
La 8a Divisione S.A.P. “Adda” era composta dalle 4 seguenti Brigate:
- 103a Brigata Garibaldi S.A.P. “Vincenzo Gabellini” zona Vimercatese
- 104a Brigata Garibaldi S.A.P. “Gianni Citterio” o “Diomede” (nome di Battaglia), zona Vimercatese/Lecchese
- 105a Brigata Garibaldi S.A.P. “Luigi Brambilla” zona Brugherio
- 176a Brigata Garibaldi S.A.P. “Livio Cesana” nel febbraio del 1945 – dividendo la 104a – venne costituita la 176a
La linea Cernusco Sul Naviglio, Gorgonzola, Vaprio D’Adda, Brivio, Airuno, Oggiono, Costa Masnaga, Bulciago, Briosco, Albiate, Macherio, Monza e Cologno circoscriveva la zona d’Operazione riservata alla Divisione “FIUME ADDA”, per una superficie complessiva di circa 500 chilometri quadrati.
Il comando della divisione, che il Comandante Militare Arrigo Stagnani “Mario Toselli”, il Commissario di Guerra Giordano Cipriani “Bassi” e il Vice-commissario di Guerra Giuseppe Cravedi “Remo” formavano, risiedeva a Robbiate, nella villa Guerrieri; durante il periodo cospirativo e all’inizio delle operazioni si trasferì a Vimercate, nella ex Caserma della G.I.L. che il 1° Distaccamento, guidato dal Vice Commissario “Remo” in persona, aveva conquistato d’assalto il 24 aprile, così come l’intera cittadina.
Il comando aveva prescelto in anticipo Vimercate come sede perché situata nel centro della zona delle operazioni, con buone opportunità di collegamenti. Da questa località gli organi di comando hanno infatti potuto costantemente coordinare le azioni, vagliare le informazioni e tenere saldamente in pugno l’organizzazione della divisione durante l’azione.
Fondo archivistico Fontanella Edoardo presso ISMEC Istituto milanese per la storia dell'età contemporanea della Resistenza e del movimento operaio (1943-1950), b.123, f.2. - conservato presso la Fondazione Istituto per la storia dell'età contemporanea - ISEC onlus - lo trovi su: http://lombardiarchivi.servizirl.it/groups/UniPV/fonds/75306/units/986818
LA 103a BRIGATA GARIBALDI S.A.P. “VINCENZO GABELLINI“
Da: Mario Fumagalli, (a cura di Giorgio Perego), “4° Distaccamento S.A.P.: ricordi partigiani”, Cavenago di Brianza: Comune di Cavenago di Brianza, 1998.
«I Comandanti della 103a Brigata

Eugenio Mascietti
L’organizzatore e il primo comandante della 103a Brigata “Vincenzo Gabellini” fu Eugenio Mascetti, poi trasferito nella zona della Bassa Brianza. La brigata passò, così, al comando di Alfredo Cortiana (classe 1922, studente residente a Trezzo d’Adda) con la responsabilità di commissario di guerra.
Anch’egli venne ben presto trasferito, raggiungendo il Mascetti. Per qualche mese il comandante fu Enrico Mentasti, di Monza, il quale fu arrestato e deportato in Germania, dove morì nel campo di Mauthausen.
Dopo l’arresto di Mentasti seguì un breve periodo di sbandamento della Brigata.
Ai primi di ottobre 1944 arrivarono da Milano il comandante Contardo Verdi “Ciro” e il commissario di guerra Giuseppe Craveri “Remo”. Quale vicecommissario venne nominato Celeste Albani “Pippo”, classe 1921, operaio residente a Trezzo d’Adda. Anche “Ciro” e “Remo” dovettero abbandonare la 103a brigata per coordinare brigate in altre zone.
In quel periodo giunse nella nostra zona Guido Venegoni “Rai”, che doveva sostituire Eliseo Galliani nel comando di tutte le formazioni della Brianza orientale. Nel mese di ottobre 1944, qualche giorno prima dell’attacco al campo di aviazione di Arcore, Venegoni mi incaricò di andare a Vimercate per fissare un appuntamento con Iginio Rota. Giunto al solito cascinotto, i compagni mi dissero che Iginio era andato a una riunione; lo attesi e quando arrivò ricordo benissimo le parole che disse: “Mi hanno nominato provvisoriamente comandante di brigata pur mantenendo il comando del primo distaccamento“. In quel periodo, infatti, il comandante della 103a era vacante. L’11 novembre, come ho raccontato, venivamo arrestati io, Eliseo Galliani e Guido Venegoni.
Poi presero il comando della 103a Brigata, “Ezio”, in qualità di commissario politico e Mario Bornaghi “Francesco”, classe 1923, operaio residente a Vaprio d’Adda, in qualità di comandante militare, che portarono a termine il delicato compito fino alle gloriose giornate della Liberazione.
I distaccamenti della 103a Brigata erano sette: 1° Vimercate, 2° Bernareggio, 3° Mezzago, 4° Cavenago di Brianza, 5° Trezzo d’ Adda, 6° Vaprio d’ Adda (intitolato ad ANTONIO MOTTA), 7° Grezzago.»
Prescindendo dal lungo, paziente e pericoloso periodo cospirativo, durante l’azione bellica propriamente detta, le attività della Brigata sono state le seguenti:
19 Aprile
Lancio di bombe contro una colonna tedesca a Canonica d’Adda da parte del 6° Distaccamento.
21Aprile
Atti di sabotaggio sull’Autostrada Milano-Bergamo 6° Distaccamento.
24 Aprile
Tutta la Brigata è mobilitata sul piede di guerra e tutti i distaccamenti si lanciano in azione.
Il 3° Distaccamento occupa BUSNAGO e cattura il criminale di guerra Angioletti che viene condannato a morte e fucilato. Lo stesso distaccamento attacca una colonna tedesca fra BELLUSCO e VIMERCATE.
Il 5° Distaccamento occupa la Caserma della Brigata Nera a Concesa attacca la caserma occupata dai germanici che ne vengono sloggiati.
Il 6° Distaccamento procede ai fermi ed al disarmo di elementi delle BB.NN e di fascisti.
Il 7° Distaccamento stabilisce un blocco sull’Autostrada.
25 Aprile
Il 1° Distaccamento procede a fermi e ad arresti di persone pericolose, occupa edifici fascisti, cattura materiali e attacca una colonna tedesca facendo 60 prigionieri.
Il 2° Distaccamento procede a fermi.
Il 3° distaccamento in serata attacca violentemente una colonna nei pressi di BELLUSCO. In questa azione ardita rimane ferito il comandante CELESTE MANDELLI.
Il 4° Distaccamento cattura uomini e materiali disarmando alcuni germanici e catturando 1 autocarro Dodge.
Il 5° Distaccamento attacca un’autocolonna e cattura alcuni veicoli; in serata attacca con bombe un’autoblinda tedesca causando al nemico un morto ed alcuni feriti e, finalmente, sempre nella stessa posizione attacca di notte un’autocolonna germanica infliggendo gravi perdite all’avversario. Rimangono feriti due patrioti.
Il 6° Distaccamento blocca il paese in cui risiede e per un incidente stradale rimangono feriti due patrioti.
Il 7° Distaccamento compie azioni isolate catturando e disarmando fascisti e germanici; nella zona di INZAGO e VAPRIO attacca una macchina tedesca e nell’azione rimangono feriti due patrioti. In serata attacca una colonna germanica.
26 Aprile
Il 1° Distaccamento si unisce a rinforzo della Brigata 105a cooperando all’azione di CASCINA BIANCA, culminante nella resa e cattura di numerosi prigionieri ed armi pesanti, procede al rastrellamento di elementi nemici.
Il 2° Distaccamento blocca il paese di AICURZIO, disarma il colonnello comandante locale, attacca una colonna tedesca catturandone il comandante ed un prigioniero. Poi partecipa alla fortunata cattura di una grossa colonna tedesca raggiunta ed arrestata a CERNUSCO MONTEVECCHIA. A questa azione conclusiva, con un ingente bottino di automezzi, armi e prigionieri (80), prende parte anche il comandante in capo “Toselli“.
Il 4° Distaccamento attacca a CAVENAGO una colonna tedesca e due patrioti restano feriti mentre si catturano alcuni automezzi e si infliggono perdite al nemico. A ORNAGO cattura una macchina tedesca, ma sopraggiunge di rinforzo all’avversario una forte colonna nemica. Comincia un aspro combattimento in cui tre patrioti cadono eroicamente. I germanici avevano fatto anche una finta resa.
Nella stessa sera a CAMBIAGO-GESSATE vengono sorpresi 60 germanici in bicicletta i quali, però, attaccano i nostri. Cade eroicamente un patriota e uno resta ferito mentre l’avversario subisce forti perdite. A BURAGO MOLGORA 8 uomini attaccano 20 germanici disarmandoli. In quest’azione cadono due germanici e uno resta ferito.
Il 5° Distaccamento nei pressi di TREZZO attacca una colonna e una vettura sull’Autostrada catturando materiale ingente.
Il 6° Distaccamento procede a rastrellamenti.
Il 7° cattura la vettura personale del Gen. Graziani, oltre ad altri veicoli catturando un colonnello italiano, alcuni ufficiali e soldati repubblichini e germanici.
27 Aprile
Il 1°Distaccamento attacca una colonna tedesca fra CERNUSCO e CAVENAGO e riesce a recuperare uomini e materiali oltre ad autoveicoli.
Il 4° distaccamento procede al fermo di automobili nemiche. In queste azioni l’ufficiale tedesco cade ucciso. Viene attaccata una colonna tedesca, di 20 autoveicoli che viene posta in fuga. Più tardi il Distaccamento accorre in aiuto alla Brigata 105a impegnata nel fatto d’armi di PIOLTELLO LIMITO dove oltre 250 tedeschi, attestati a difesa, vengono costretti alla resa, dall’intervento dell’aviazione alleata.
Il 6° Distaccamento ferma dei germanici a BOLTIERE e, come gli altri Distaccamenti, compie rastrellamenti nelle zone di competenza.
28 Aprile
Il 1° Distaccamento ferma macchine sospette fra cui una con 6 armati a bordo, che vengono catturati.
Il 2° Distaccamento opera un attacco ad una colonna tedesca transitante sull’Autostrada, nei pressi di CAVENAGO.
Il 4° Distaccamento si impegna contro una colonna tedesca fra VAPRIO e FARA-CANONICA e questa finisce coll’arrendersi lasciando nelle nostre mani molte armi, uomini, automezzi e materiali. 30 nazisti si asserragli nella cabina elettrica di CAPRIATE e ne nasce uno scontro violento in cui cade un patriota, mentre 25 avversari finiscono ad arrendersi.
Il 5° distaccamento agisce assieme al 4° nell’azione di FARA-CANONICA e in quella di CAPRIATE, in cui perdeva un patriota che parlamentava, ucciso a tradimento.
Il 6° Distaccamento entra in azione a notte inoltrata a CANONICA D’ADDA dove, colla cooperazione di carri armati americani, viene fermata e catturata una forte colonna tedesca che voleva passare ad ogni costo. A questa azione vittoriosa, concorre anche il 7° Distaccamento.
Il 1° Distaccamento contribuisce alla segnalazione ed al controllo della colonna corazzata tedesca attestata a VERDERIO, collaborando alla resa definitiva dell’avversario, con gli elementi corazzati della 1a Divisione della Va Armata Americana.
Il 2° Distaccamento agisce assieme al 1° e a questo fatto d’arme prende parte attiva anche il comandante in capo della divisione “Mario Toselli”. Nei giorni seguenti la Brigata continua l’opera di rastrellamenti e di controllo nelle zone della sua giurisdizione.
Informazioni delle attività della 103a Brigata S.A.P. Garibaldi “Alberto Gabellini”, diffuse con i bollettini del Comando Piazza Milano.
Con la nascita dei primi gruppi in Milano, subito dopo settembre 1943, ebbe inizio un’attività operativa che andò man mano sviluppandosi in relazione alla situazione bellica sui vari fronti ed al progresso organizzativo delle Formazioni partigiane.
Questo primo apporto operativo, che è da ritenere ingente, non è ancora precisabile attraverso documenti: esso è stato disordinato, cioè non inquadrato e diretto da Comandi centrali che concordassero gli sforzi secondo particolari direttive.
Si diede una veste “ufficiale” alle notizie dell’attività operativa dei gruppi patriottici (che furono chiamati GAP e SAP) soltanto a partire dall’agosto 1944, quando per volontà del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà si costituì ed entrò in funzione il Comando Piazza Milano. Fin dalle sue prime sedute questo Comando decise di riunire e diffondere a mezzo di apposito bollettino le informazioni che giungevano ad esso sulle azioni belliche che i reperti partigiani di città e di provincia dipendenti dalla Piazza di Milano svolgevano nel territorio di propria competenza.
E’ evidente dunque che i bollettini pubblicati non possono essere considerati come riepiloghi definitivi e completi dell’attività svolta, ma soltanto di una parte e anche piccola parte di quanto hanno compiuto GAP e SAP. Ma pur nella loro scarsa vesta tipografica e nella loro incompletezza i bollettini segnano Io sviluppo complessivo delle Formazioni patriottiche il loro graduale perfezionamento organico ed operativo, la loro capacità di controllo delle zone e dei settori.
Bollettino n° 1 – 15 Settembre 1944
Azioni del 103a Brigata Garibaldi S.A.P. “Vincenzo Gabellini“
Nella notte del 4 Settembre viene giustiziato il federale di Pisa ed il suo genero che si trovavano nascosti in una cascina nei pressi di Melzo. Nella strada, vicino ad Inzago, viene ferito un ufficiale che tentava di fermare il motocarro su cui erano gli esecutori del colpo.
Fondo archivistico Corpo volontari della libertà Cvl (1943-1950), b.123, f. 2.
Azioni dei distaccamenti di Trezzo e Busnago
Nella notte del 7 due pattuglie che si recavano a compiere un’azione sulla ferrovia Treviglio-Milano, vennero attaccate dalla pattuglia nemica del posto di blocco. I nostri combatterono audacemente, e, fin che ebbero munizioni, tennero testa al nemico infliggendogli forti perdite.
Risulta infatti che, da parte nemica, vi siano stati due morti e due feriti gravi. I nostri si allontanarono incolumi recuperando un moschetto tedesco e due pistole.
Nella stessa notte una pattuglia di 6 uomini del Distaccamento di Trezzo danneggiava due autocarri tedeschi con bottiglie “Molotoff” e ne colpiva altri con bombe a mano. I nostri si ritiravano senza perdite mentre i tedeschi continuavano a sparare per oltre due ore.
Mentre ai allontanava in bicicletta un Patriota riusciva ancora a danneggiare seriamente una motocarrozzetta ed a ferirne gli occupanti col preciso lancio di una bomba a mano.
Nella notte del 6 un’altra squadra di Trezzo è riuscita a recuperare in una cisterna fra Vaprio e Trezzo, circa tre quintali di esplosivo ed un rotolo di miccia.
Inoltre nella settimana dal 4 al 10:
A Oggiono sono stati tagliati i fili lungo la ferrovia Milano-Lecco.
A Trezzo il 9 corr., è stato recuperato un autocarro.
Bollettino n° 2 – 30 Settembre 1944
Azioni del 103a Brigata Garibaldi S.A.P. “Vincenzo Gabellini“
Una pattuglia composta di tre elementi recuperava sulla stradale da Villasanta ad Arcore una motocarrozzina e 300.000 lire in denaro.
Bollettino n° 4 – 18 Ottobre 1944
Azioni del 103a Brigata Garibaldi S.A.P. “Vincenzo Gabellini“
La sera di venerdì 6 corr., un distaccamento d’assalto della 103a Brigata accerchiava il paese di Vaprio d’Adda coadiuvata dalla SAP del luogo procedeva all’occupazione militare del abitato
= Due militi venivano disarmati e fatti prigionieri nelle strade del paese, gli altri asserragliati nella caserma dovevano subire l’impetuoso attacco dei garibaldini che li sopraffacevano.
= In questa brillante operazione venivano recuperate oltre ad altro abbondante materiale, 30 armi da fuoco, 8 bombe a mano e molte munizioni. = Nessuna perdita garibaldina. = Il presidio della GNR del vicino paese di Canonica, vista la sorte dei commilitoni di Vaprio disertava.
Bollettino n° 5 – 2 Novembre1944
Azioni del 103a Brigata Garibaldi S.A.P. “Vincenzo Gabellini“
Una pattuglia dal 2° distaccamento la sera dell’15 us. a Ornago, si imbatteva in un gruppo di giovinastri in atteggiamento sospetto. Avvicinatisi a loro non fu difficile al capo squadra riconoscere in essi i conoscenti di una losca combriccola di ladruncoli che col loro operato da tempo turbavano la tranquillità dei cittadini tutti ed in special modo dei contadini della zona. Era loro abitudine durante i “colpi” spacciarsi per “partigiani” discreditando così non poco le nostre formazioni.
Il capo squadra ordinò quindi a quegli individui di alzare le mani.
Durante le perquisizioni furono rinvenute due rivoltelle e 5 caricatori di moschetto che vennero sequestrati. Fu concessa grazia ai giovinetti tremanti e piangenti con la diffida però di desistere dalla losca attività finora svolta.
La sera del giovedì 19 us. la 1a squadra del distaccamento volante di codesta Brigata, dopo una marcia a piedi di circa 13 chilometri, raggiungeva Arcore per attaccare il locale aeroporto. Riuscendo ad eludere la vigilanza dei militi di guardia alla confinante linea ferroviaria, i garibaldini attraversarono velocemente la pista di lancio raggiungendo la rimessa degli aerei.
Forzate dopo non lievi sforzi le grandi porte di accesso, tentarono la distruzione degli aerei con lancio di bottiglie Molotof. Ma queste forse perchè lanciate nella posizione migliore, riuscirono solo a intaccare le ruote dei carrelli. Senza scoraggiarsi i garibaldini decisero di ugualmente portare a termine la missione loro affidata: recatisi in un cascinale poco lontano ritornarono con alcune balle di paglia: sparse che furono in ogni punto degli apparecchi, accatastarono loro vicino il materiale recuperato per ogni dove tra cui 2 bombole di ossigeno e 2 fusti d’oli: indi diedero fuoco.
Quando le fiamme avvilupparono in una tremenda voragine di fuoco gli apparecchi, i tenaci garibaldini soddisfatti decisero il ritorno all’accampamento. Furono così distrutti 3 aereo siluranti S79, 2 fucilieri dello stesso tipo di apparecchi in costruzione, e tutto il materiale vario esistente in rimessa.
Bollettino n° 11 – 31 Dicembre 1944
Azioni del 103a Brigata Garibaldi S.A.P. “Vincenzo Gabellini“
La sera del 29 corr., il 1° Distaccamento al completo, presente il vice comandante della Brigata; assaltava le aviorimesse del campo d’aviazione d’Arcore. I Garibaldini, dopo aver disarmato alcune guardie, accerchiavano la palazzina del Comando, ma vi trovavano una fortissima resistenza. Tuttavia i patrioti sostenevano con eroismo la impari lotta, per numero di uomini e di mezzi, e si sganciavano senza lasciare all’avversario possibilità di recupero. Il Comandante di Distaccamento, colpito in viso da una scarica di mitra, rimaneva sul campo. Sei repubblicani rimanevamo abbattuti dal piombo garibaldino.
Bollettino n° 14 – 31 Gennaio 1945
Azioni del 103a Brigata Garibaldi S.A.P. “Vincenzo Gabellini“
Il 15 u.s., il capo della 1a squadra in pattuglia con 3 uomini nella località Crespi d’Adda, si imbatteva in un aviere repubblicano, e lo disarmava. Recuperato 1 moschetto con tre caricatori.
Il 18 u.s., una pattuglia della 2a squadra spargeva chiodi a 4 punte lungo l’autostrada in località Trezzo.
La sera del 21 us., garibaldini del 5° Distaccamento effettuavano lancio di manifestini nella zona di Trezzo.
Elementi del 5° e 6° Distaccamento, in perlustrazione nella zona di Vaprio, in rastrellamento nelle osterie del luogo, infliggevano una dura lezione ad un repubblicano in borghese, trovato in una di dette osterie, in località Bettola. Inoltre durante l’azione di perlustrazione, recuperavano un discreto quantitativo di generi alimentari in scatola.
La sera del 21 u.s., una squadra del 6° Distaccamento effettuava lancio di manifestini nella sala di proiezione di un cinema sito in Canonica d’Adda, fra l’entusiasmo degli spettatori presenti.
Altri elementi del medesimo Distaccamento effettuavano lancio di manifestini in un cinema di Fara d’Adda, ma trovavano la resistenza di un tedesco e di due fascisti, presenti alla proiezione del film; i garibaldini facevano pronto uso delle armi costringendo il nemico alla fuga.
Una pattuglia del 6° Distaccamento operava in quello stesso giorno due disarmi, uno sul ponte di Vaprio e l’altro a Canonica. Recuperato una pistola Stajer e una Berretta.
Il 27 u.s., tre garibaldini della 3a squadra si imbattevano si imbattevano sul tram di Vaprio in un milite della Brigata Nera, e dopo averlo costretto a scendere, lo disarmavano. Recuperato: un moschetto e una pistola calibro 9.
Il 28 u.s., il Comandante del Distaccamento, accompagnato da tre garibaldini, disarmava un milite del posto di blocco di Canonica d’Adda. Recuperato: 1 pistola a tamburo.
Fondo archivistico Corpo volontari della libertà Cvl (1943-1950), b.123, f. 2.
Bollettino n° 15 – 10 Febbraio 1945
Azioni del 103a Brigata Garibaldi S.A.P. “Vincenzo Gabellini“
Il 4 corr., una pattuglia della1a squadra fermava una autovettura nei dintorni di Agrate Brianza, a bordo della quale si trovava un sergente maggiore repubblichino, in gita di piacere. I garibaldini lo costringevano a scendere e lo disarmavano di un mitra nuovo, poi lo invitavano ad allontanarsi, accompagnando l’invito, con qualche ben piazzata pedata..
Il 2 corr., garibaldini del 5° Distaccamento in perlustrazione nella zona di Trezzo d’Adda, disarmavano un milite della Resega, di una bomba a mano e di una pistola automatica.
Nella serata dello stesso giorno una pattuglia della 1a squadra del 6° Distaccamento, penetrava di sorpresa nello stabilimento di Piacezzi, di Canonica d’Adda, lanciando manifestini fra gli operai entusiasti.
Il 5 corr., una pattuglia del 7° Distaccamento irrompeva nelle sale del Dopolavoro di Pozzo d’Adda e con un breve discorso un garibaldino incitava i presenti a schierarsi coi Patrioti nella guerra di Liberazione.
La sera del 7 corr. diversi elementi del2°e 3° Distaccamento eseguivano scritte murali nelle località di Bernareggio e Cavenago.
Il 9 corr., elementi misti del 5° e 7° Distaccamento, informati ripetutamente che un certo oste di Basiano era un delatore, si portavano sino all’osteria dell’individuo e gli infliggevano una severa lezione. Per tale azione, a scopo tattico veniva fatta una marcia di 10km. in pieno assetto di guerra, bloccando mezzo paese.
Fondo archivistico Corpo volontari della libertà Cvl (1943-1950), b.123, f. 2.
Bollettino n° 18 – 12 Marzo 1945
Azioni del 103a Brigata Garibaldi S.A.P. “Vincenzo Gabellini“
Il giorno 17 u.s., alle ore 18 una pattuglia del 6° Distaccamento affrontava un militare tedesco e lo disarmava. Recuperato: 1 fucile con 6 caricatori, 1 pistola a tamburo.
Il 20 u.s., i garibaldini del 6° Distaccamento, in azione combinata con elementi di punta del 5° e 7° Distaccamento, decidevano di dare l’assalto ai magazzini tedeschi siti in Caponago ed istallati in una palazzina del luogo. Dopo aver bloccato il paese e il centralino telefonico, i garibaldini irrompevano nel palazzo, ma vi trovavano la resistenza armata di venti tedeschi. Ne seguiva una vera battaglia, durante la quale i garibaldini si scagliavano con bombe a mano e col fuoco dei mitra contro l’avversario, che cercava scampo barricandosi in una stanza del piano superiore. Ad esaurimento delle munizioni i garibaldini erano costretti ad abbandonare il campo. Il nemico ha avuto diversi feriti. Un garibaldino è rimasto leggermente ferito ad una gamba, ma ha potuto ripiegare ordinatamente unitamente ai compagni sino alla base.
Fondo archivistico Corpo volontari della libertà Cvl (1943-1950), b.123, f. 2.
OTTOBRE 1944: Occupazione caserma repubblichino-fascista in Vaprio d’Adda
Da: “Antifascismo e Resistenza a Vaprio d’Adda” a cura della sezione ANPI di Vaprio d’Adda”, 198.!
«Il 6 ottobre del 44, in collaborazione con i partigiani di altre squadre della 103a brigata partigiana, al comando del comandante Walter Gabellini, viene portato a termine l’attacco alla caserma di Vaprio, sede di un distaccamento repubblichino-fascista. Caserma Repubblichina a Vaprio d’Adda Il piano di attacco concordato fra le diverse squadre prevede:
I°) Ritrovo delle pattuglie sulla strada Trezzo-Vaprio in località strada Monasterolo, orario stabilito 21,15.
II°) Blocco delle strade per il paese che risulterà così isolato.
III°) Neutralizzazione della pattuglia militare in perlustrazione per le strade del paese.
IV°) Attacco alla caserma ed al municipio.
L’azione si svolge sotto un violento temporale: mentre due squadre bloccano le vie in entrata a Vaprio, una squadra dà l’assalto al municipio, riuscendo a distruggere l’elenco dei contadini rei di aver consegnato poca quantità di grano all’ammasso di Stato.
Viene inoltre distrutto l’elenco dei giovani che non si erano presentati alla chiamata alle armi per le classi 1924 e 1925, infatti gravi erano le sanzioni previste per i renitenti e per i loro familiari.
Mentre alcune pattuglie sono impegnate in questa azione, due altre squadre procedono all’assalto della caserma.
La pattuglia militare in perlustrazione si è rifugiata, a causa del forte temporale, nella Trattoria degli “Amici” allora sita in piazza della Chiesa; con uno stratagemma alcuni partigiani riescono ad attirarla fuori dal locale ed a disarmarla.
I militari vengono costretti a svelare la parola d’ordine concordata con i militi rimasti in caserma; appresa la parola d’ordine, indispensabile per non insospettire i repubblichini, i partigiani si fanno condurre in caserma, dove si fanno aprire il portone e fanno irruzione nei locali.
Tutti i presenti sono costretti al muro e disarmati, il comandante perlustrando i locali della caserma trova, nella camera del maresciallo, una copia clandestina dell’Avanti! Notati tra i militari numerosi giovani, il comandante spiega loro i motivi della lotta di liberazione e li invita a far ritorno alle loro abitazioni, abbandonando un regime ormai allo sfascio.
Per aiutarli a raggiungere le proprie abitazioni, vengono loro assegnati degli abiti civili ed una quota di denaro che fa parte di un fondo trovato in caserma.
Tre raffiche di mitra sono il segnale che l’operazione si è conclusa e le squadre fanno ritorno alle basi.
Nella azione sono recuperati: 1 Mitragliatore Breda 30 con 4 casse di munizioni, una dozzina di moschetti, 2 rivoltelle con munizioni, 6 mitra, il motocarro, zaini, coperte ed alcune divise fasciste. I giorni che seguono sono molto difficili, i tedeschi si impegnano in una grande azione di rastrellamento nella zona di Vaprio, 3 renitenti alla leva vengono arrestati, l’inverno appena iniziato si preannuncia freddo e disagevole per la nostra lotta che si deve per forza condurre alla macchia.
Il generale Alexander, comandante in capo delle forze alleate in Europa, ci invita con un proclama ad abbandonare la lotta partigiana e clandestina ed a far ritorno a casa; i nostri comandi, consci che ciò porterebbe alla fine di ogni tentativo di resistenza, ci invitano invece ad intensificare la lotta: non un fascista, non un tedesco deve circolare isolato sul territorio italiano.
Alla fine del 1944 si organizza una azione dimostrativa nei comuni limitrofi, lanciando dei manifestini di propaganda anti-tedesca, in cinematografi di Fara e Canonica d’Adda.
L’azione viene portata a termine durante le proiezioni serali, impegnando contemporaneamente due squadre partigiane.
Mentre una pattuglia entra nel cinema di Fara bloccando la guardia all’ingresso e lanciando i manifestini tra il pubblico sorpreso, un’altra pattuglia lancia il materiale di propaganda per le vie del paese. Alcuni militari tedeschi presenti alla proiezione escono dalla sala inseguendo i partigiani e sparando loro contro, i partigiani si ritirano ed uno di loro cade dalla bicicletta che è stata colpita da un proiettile.
L’azione viene però portata a termine senza altri incidenti ed il gruppo raggiunge Canonica d’Adda, dove la seconda squadra ha portato a termine con successo una identica azione.
Indenni si fa ritorno alle basi.»
Gli attacchi al campo di aviazione di Arcore
Da: “La Resistenza nel Vimercatese, 1943-1945 e testimonianze ; I cattolici ed il clero nella Resistenza del Vimercatese”, Comitato Unitario Antifascista Citta di Vimercate, Vimercate, 1975.

«Verso la fine di ottobre, precisamente il 19 ottobre 1944, fu portato a compimento, dopo una accurata preparazione, il primo attacco al campo di aviazione di Arcore, che portò alla distruzione di 5 aerosiluranti S.79 e al danneggiamento di numerosi altri.
Attraverso le campagne, passando a nord della cascina Velasca, il 1° distaccamento della 103a penetrò nel campo. Stabilito il solito dispositivo di sicurezza per coprirsi le spalle ed assicurarsi la via di accesso e uscita dal campo, la squadra di sabotatori raggiunse gli hangars, di soppiatto, senza mettere in allarme le sentinelle.
Le porte vennero sfondate mediante un paranco e, quindi, furono lanciate all’interno delle cabine di pilotaggio degli aerei le bottiglie molotov. Poichè queste sembrava non ottenessero l’effetto desiderato, si smantellò un pagliaio vicino agli hangars e venne portata la paglia sotto gli aerei. Aggiungendo bombole di acetilene, ossigeno, ed olio lubrificante trovati nel capannone, la distruzione e il danneggiamento degli apparecchi furono ottenuti con pieno successo. Ricongiuntisi, tutti i partigiani tornarono a casa, cantando senza alcun timore, perchè il fragore degli aerei che esplodevano copriva ogni rumore.”
Il giorno seguente Radio Londra, nel suo bollettino di guerra, annunciava l’azione al campo d’aviazione di Arcore, condotta dal 1° distaccamento della 103a Brigata Garibaldi S.A.P. “Vincenzo Gabellini“. All’azione di sabotaggio avevano partecipato: Iginio Rota nome di battaglia “ACCIAIO”, Renato Pellegatta “RENA”, Aldo Motta “MIRCO”, Pierino Colombo “RABO”, Luigi Ronchi “NABO”, Emilio Cereda “CID”, Mario Carzaniga “IVAN”, Erminio Carzaniga “MARESCIALLO”, Carlo Levati “TOM”.
Il secondo attacco al campo di aviazione di Arcore venne compiuto la sera del 29 dicembre 1944.
raccolto accurate informazioni circa l’entità dei mezzi – ed aerei – che normalmente si trovavano nei capannoni dell’officina e negli hangar per le riparazioni – nonchè in merito alla consistenza delle forze di guardia. Queste ultime risultavano costituite in media da dodici avieri, al comando di un ufficiale, tutti armati di mitra. A questi si aggiungevano le guardie notturne e militi della protezione civile anti incendi. Erano in tutto una ventina.
All’attacco parteciparono, suddivisi in due squadre, il 1° distaccamento, il gruppo di Rossino, i giovani dell’Oratorio e quelli del Fronte della Gioventù.
Il comandante Iginio Rota, con Renato Pellegatta, ed altri quattro fra cui uno armato del mitragliatore “Breda 30” sottratto alla caserma di Vaprio, si avviò in testa a tutti per svolgere il primo compito principale: il disarmo della ronda, per poter quindi forzare l’ingresso al campo e procedere alla cattura ed al disarmi del presidio, dopodichè la seconda squadra, la più numerosa, attestata ai bordi del campo sarebbe entrata in azione per portare a compimento l’attacco con la distruzione degli aerei e altri mezzi militari.
Grazie alla consueta audacia e tempestività, la ronda fascista venne fatta prigioniera, e costretta ad aprire la strada verso il campo sino alla sede del comando. Due partigiani, col mitragliatore “Breda 30” si piazzarono a sbarrare la strada di ingresso al campo, a protezione di quelli che operavano all’interno, nella eventualità del sopraggiungere di forze nemiche; un terzo veniva posto a guardia della palazzina del comando dopo avere tagliato i fili del telefono, il comandante Iginio ed il commissario politico dovevano irrompere nella stanza dove erano gli avieri, per coglierli di sorpresa ed imprigionarli, mentre il sesto avrebbe avuto il compito di segnalare via libera alla squadra dei sabotatori appostata ai limiti del campo. Restava da disarmare e immobilizzare l’ultima sentinella davanti alla palazzina del comando, ed anche questo compito fu eseguito, con coraggio e sangue freddo.
L’azione era praticamente riuscita, senonchè il trambusto e l’allarme che la sentinella era riuscita a gridare furono uditi all’interno, e la sorpresa non fu completa. All’interno del comando, un malaugurato incidente causato dall’inceppamento di un’arma creò una seria difficoltà che si tradusse in una lotta corpo a corpo, al termine della quale ebbe ragione la forza numerica dei repubblichini. Tutto questo avveniva nel volgere di pochi secondi.
Così cadeva in campo Iginio Rota. Immediatamente, i repubblichini appostati entro la palazzina si misero a sparare, con tutte le armi loro disponibili, in ogni direzione, contrastati dal mitragliatore “Breda 30” che permise a tutti i partigiani di effettuare lo sganciamento fino ai margini del campo. Il tentativo di contrattacco della formazione non potè avere compimento perchè si sarebbe dovuti andare allo scoperto, in una notte rischiarata quasi a giorno dalla luna piena, contro un nemico al riparo che aveva una disponibilità di fuoco illimitata.

Dopo un intenso scambio di colpi fu deciso il ripiegamento, e tutti gli uomini rientrarono alla base. Si concordò di sospendere momentaneamente qualsiasi azione e di preparare il piano di spostamento su altra zona, per sfuggire alle inevitabili ricerche, le quali non si fecero attendere dopo l’avvenuto riconoscimento del comandante, da parte di una spia, nonostante il viso sfigurato dalla raffica che lo aveva colpito. Nella notte del 2 gennaio la polizia fascista arrestava Pierino Colombo, Renato Pellegatta, Aldo Motta, Luigi Ronchi, Emilio Cereda. Seguirono poi gli arresti dei quattro giovanissimi, due dell’oratorio, Carlo Verderio e Angelo Nava e due del Fronte della Gioventù, Enrico Assi e Felice Carzaniga.
A questi arresti seguirono anche quelli della sorella Piera e della fidanzata, Mariuccia Stucchi del comandante Iginio Rota, e dei resistenti don Enrico Assi, don Attilio Bassi, don Luigi Sala e Felice Sirtori, della 13a brigata del Popolo, i quali furono rilasciati dopo alcune settimane di detenzione, essendo risultati vani tutti gli interrogatori cui furono sottoposti.
Il 29 gennaio 1945 il tribunale fascista di Milano condannava a morte, mediante fucilazione, i partigiani Pierino Colombo, Emilio Cereda, Luigi Ronchi, Aldo Motta, Renato Pellegatta; a morte in contumacia il partigiano Carlo Levati; a trenta anni di carcere (data la loro minore età) i partigiani Enrico Assi, Angelo Nava, Felice Carzaniga, Carlo Verderio. I cinque partigiani vimercatesi vennero fucilati alla schiena, da un plotone di fascisti, alle ore 7,10 di venerdì 2 febbraio, nel campo d’aviazione di Arcore.“
Alla battaglia avevano partecipato:
1° squadra
Iginio Rota, Aldo Mota, Luigi Ronchi, Mario Carzaniga, Felice Carzaniga, Giulio Cantù, Gaetano Rigamonti, Giuseppe Ronco, Luciano Mauri, Enrico Assi, Emilio Dilegenti, Giancarlo Ronchi.
2° squadra
Renato Pellegatta, Pierino Colombo, Emilio Cereda, Erminio Carzaniga, Giuseppe Formenti, Carlo Levati, Luigi Ronco, Ruggero Ruggeri, Angelo Nava, Carlo Verderio, Aldo Diligenti, Luigi Assi.»
«FEBBRAIO 1945: Attacco al comandante tedesco di Caponago Brianza
Da: “Antifascismo e Resistenza a Vaprio d’Adda” a cura della sezione ANPI di Vaprio d’Adda”, 198.!
Vedi anche la testimonianza di Andrea Bartesaghi, in “Gazzetta della Martesana“, del 13 novembre 1995.
«Alla fine del mese di febbraio del 1945, il comando di Brigata affida al VI° distaccamento, in collaborazione con il VII° distaccamento, il compito di attaccare il comando tedesco di zona situato in una villa di Caponago Brianza.
Secondo informazioni in possesso ai comandi di brigata, nella villa doveva infatti trovarsi un deposito di armi e munizioni.
L’azione di attacco viene preparata in collaborazione con partigiani della 105a Brigata.
La villa di proprietà di un conte, si trova al centro del paese ed è circondata da alte mura.
Per poter entrare e disarmare i tedeschi che vi si trovano, occorre agire in fretta, sfruttando al massimo il fattore sorpresa.
Per diversi giorni si osservano i movimenti dei militari tedeschi, una decina in tutto, agli ordini di alcuni alti ufficiali.
Si scopre che alla sera 5 0 6 di loro si recano in un bar antistante la Villa.
L’attacco viene deciso per la sera del 28 febbraio.
Verso le venti, insieme ai partigiani del VII° distaccamento ci raduniamo in località Cavallasco: tre lampeggi di luce rossa ai quali rispondono tre lampeggi di luce verde, sono il segnale stabilito per il contatto; Romolo e Rosa la parola e la contro parola d’ordine scelte per l’azione.
Sul posto si trovano due automezzi ed il comandante di brigata Francesco con il vice comandante di divisione Ciro che partecipano all’impresa.
Due pattuglie sono lasciate in zona per controllare eventuali movimenti tedeschi che potrebbero intralciare il rientro alle basi.
Il cimitero di Caponago è la zona scelta per il ritrovo con i partigiani della l05a brigata che ci devono riferire sugli ultimi movimenti dei tedeschi.
Purtroppo non potremo contare su queste informazioni perchè i due partigiani non sono presenti all’appuntamento: apprenderemo più tardi che uno è stato arrestato, mentre l’altro non ha retto alla pericolosità dell’azione.
Dopo alcuni minuti di attesa si decide di portare ugualmente a termine l’azione.
Mentre due pattuglie controllano l’accesso al paese ed una rimane di guardia agli automezzi, una ventina di noi si dirige verso il bar del paese ritrovo dei militari tedeschi.
In ogni altro bar o ritrovo pubblico di Caponago, dei partigiani sono di guardia agli apparecchi telefonici, pronti a staccarli in caso di necessità.
Dalle persone raccolte nel bar apprendiamo che i militari hanno già lasciato il locale e fatto ritorno alla villa, accompagnati da un civile entriamo nella villa passando per un cortile posteriore non controllato.
Il civile che ci accompagna bussa alla porta della villa che viene aperta dal maggiordomo del conte, l’uomo alla vista dei partigiani armati tenta di richiudere, ma è facilmente messo da parte ed invitato a collaborare.
È titubante, ha paura, vuole condurci direttamente dal conte.
In fila indiana, appostando un uomo ad ogni porta che oltrepassiamo, ci addentriamo nei saloni.
Il conte ci informa che nessun deposito di armi o munizione è racchiuso nella villa, che è solo sede del comando tedesco.
Il conte stesso ci conduce nell’ala occupata dai militari nazisti, in un locale posto sul retro troviamo due militari di truppa che stanno dormendo, vengono svegliati, disarmati e posti contro il muro a mani alzate, una pattuglia rimane di guardia.
Noi proseguiamo nell’azione e ci facciamo indicare il centralino telefonico del comando, mentre ci stiamo avvicinando, da una scala che dal locale porta ai piani superiori, scendono improvvisamente due degli ufficiali, un cane pastore.
“Actung! Actung!” è il loro grido, il cane viene lanciato contro di noi, gli ufficiali estraggono le loro pistole, ma subito un fuoco infernale si abbatte su di loro e sui militari che accorrono.
Sfumato il fattore sorpresa, occorre ora far presto, ogni minuto in più nella villa è pericoloso, i nostri compagni nei bar, uditi i primi colpi di arma da fuoco hanno staccato gli apparecchi telefonici per isolare la zona.
Rinchiusi in uno stanzino i militari precedentemente disarmati, ci ritiriamo verso il cortile posteriore della villa, mentre i tedeschi convinti che siamo entrati attraverso il parco antistante la villa, lanciano bombe in quella direzione.
L’entrata principale è inoltre tenuta sotto il fuoco della nostra pattuglia di appoggio che impedisce così ai tedeschi di uscire.
Ci ritiriamo verso il cimitero di Caponago B. da dove, fatto l’appello ed avvisata la pattuglia di retroguardia di rientrare, ci avviamo per far ritorno alle basi.
Mentre ci stiamo allontanando si odono dei colpi di fucile, un proiettile colpisce alla coscia un nostro compagno.
Più avanti ci fermiamo, uno dei nostri uomini studente medico, esamina la ferita: non è grave ma necessita di una medicazione adeguata.
Raggiungiamo Grezzago sede del VII° distaccamento, il comandante da l’ordine di dividere le pattuglie: un gruppo con il grosso del VI° distaccamento rientrerà alla base, l’altro gruppo di cui fanno parte il comandante e lo studente medico, porterà il ferito da un medico di Trezzano Rosa.
A Trezzano il medico ha paura, curare un partigiano ferito comporta un grosso rischio, poi si appresta a medicarlo ma ci invita a portare il ferito in ospedale per escludere che la pallottola abbia leso strutture ossee.
Raggiungiamo l’ospedale di Vaprio, è ormai mezzanotte, suoniamo alla portineria, viene chiamato il prof. Agliati che si prende cura del partigiano ferito, mentre noi lo facciamo trascrivere sul registro del Pronto Soccorso con un nome falso: “Mario Rossi nato a Vaprio il 20/7/20”.
Due partigiani che si trovano in ospedale dove lavorano come infermieri, vengono intanto avvisati e con loro si decide un piano per trasportare il ferito fuori dall’ospedale.
Informata la famiglia e preparato un nascondiglio sicuro, il ferito viene trasportato a spalla fino alla portineria dell’ospedale e prelevato da altri partigiani. Di lui fino alla guarigione si occuperà lo studente medico.
La stessa mattina i Tedeschi si presentano in ospedale, dal registro apprendono il nome “falso” dell’uomo medicato nella notte e dai registri comunali apprendono che in paese non esiste nessun “Mario Rossi nato il 20/7/20”.
La vasta operazione di rastrellamento che i tedeschi scatenano il giorno seguente all’attacco di Caponago, fortunatamente non dà alcun risultato, i nazisti che avevano avuto, feriti nello scontro, i due alti ufficiali, trasferiscono il comando militare a Pessano, dove già risiede un grosso contingente militare.
Apprendiamo poi che i militari di stanza a Pessano, non si sono mossi dal loro comando, perchè il comandante partigiano aveva riferito al maggiordomo del conte, mentendo, che all’azione di Caponago avevano preso parte circa 400 partigiani armati.
Sfumato l’importante fattore sorpresa dell’attacco, il bottino fu di 3 fucili e 3 pistole.»
Rapporto sulla attività del 4° distaccamento di Cavenago di Brianza della 103a Brigata S.A.P. Garibaldi “Alberto Gabellini”, redatto dal comandante del distaccamento Renato Gabellini e dal commissario di guerra Mario Fumagalli.
«Relazione sulla attività svolta dai Volontari della Libertà di questo Distaccamento, per la lotta di Liberazione dal dominio nazifascista.
Il 25/4/45, alle ore 8, visto che gli avvenimenti precipitavano, d’ordine del Comandante della Brigata, il Comandante stesso di distaccamento, con 2 volontari, procedeva, in Omate (Frazione di Agrate) al fermo e successivo sequestro di un autocarro tedesco Doge.
Costituitosi in seguito il reparto con circa 10 uomini, si procedeva al ritiro delle rivoltelle in possesso delle guardie notturne del paese e viciniori. A sera il Distaccamento era forte di 30 Volontari.
Durante la notte i Volontari, appostati ai crocevia ed in servizio di pattuglia, fermavano le macchine borghesi per constatare se erano in possesso armi. Nella stessa notte 6 Volontari al comando del compagno Gabellini Renzo, si portavano sulla statale n° 11 in località Bivio – Cassano – Vaprio in azione disturbatrice contro colonne nazifasciste. Nel frattempo venivano catturate n° 1 macchina 1100 con armi e munizioni e n° 1 motocicletta pilotata da un milite della strada.
Alle ore 18 del 25 aprile una pattuglia composta di n° 4 uomini appostati sulla autostrada catturavano n° 2 motociclette con carrozzino disarmando N° 4 tedeschi.
Alle ore 5,30 del 26 aprile, sulla strada fra Cavenago – Ornago in località cascina Scaccabarozzi, una pattuglia composta di n° 6 Volontari appostati ai margini della strada aggredivano una colonna tedesca composta di n° 5 automezzi e una autoblinda. Dopo una nutrita sparatoria i Volontari si ritiravano di fronte alla superiorità numerica di mezzi, senza più munizioni, lasciando sul terreno due compagni feriti di quali venivano poi portati all’ospedale civile di Vimercate. La pattuglia era comandata dal Vice caposquadra Bala Achille. In seguito alle ferite riportate il Volontario, SESANA AUGUSTO di Emilio (Classe 1921) da Ornago decedeva all’ospedale Vimercate alle ore 8 dello stesso giorno. L’altro ferito è il Volontario MONZANI ERNESTO di Pasquale (Classe 1925) da Ornago. In tale azione si ricuperavano n° 1 macchina e n° 1 autocarro. Tedeschi feriti n° 3.
Alle ore 8 del 26 aprile n° 15 Volontari uscivano di servizio ed in località Ornago incontravano un autocarro e una Balilla che si davano alla fuga. Inseguiti dai volontari (Autotrasportati) e fatti segni ad una sparatoria, i nazifascisti abbandonavano le macchine e si davano alla fuga.
Mentre i Volontari stavano rimorchiando i suddetti automezzi recuperati; incontravano una colonna blindata tedesca composta di circa n° 20 automezzi in località, cascina Camuzzago di Bellusco. I Volontari intimavano l’alt ai tedeschi i quali fingendo di arrendersi scesero a terra piazzando le armi automatiche pesanti. Ne seguiva una nutrita sparatoria durante la quale i tedeschi incendiarono i tre automezzi già requisiti dai nostri Volontari e proseguirono in direzione di Bellusco. Nello scontro rimanevano uccisi i seguenti Volontari: Caposquadra BESANA LUIGI di Antonio (Classe 1924) da Cavenago B.za, Volontario SARONNI GIOVANNI fu Cesare (Classe 1920) da Ornago, Volontario RONCO GIACOMO (Classe 1925) da Ornago.
Alle ore 10 del 26 aprile a metà della strada Cambiago – Gessate, una pattuglia di n° 8 Volontari, procedendo in autocarro, si incontrava con un gruppo di circa n° 60 tedeschi provenienti in bicicletta. Data la superiorità numerica i tedeschi attaccavano l’automezzo. Dopo una violenta sparatoria i Volontari, trovandosi accerchiati si ritiravano ordinatamente un ferito ed un morto. Nella lotta cadevano pure N. 4 militari tedeschi ed altri tre rimanevano feriti. Il Volontario della Libertà deceduto risponde al nome di MUSSINI PIERINO fu Pietro (Classe 1915) da Milano (Via BELISARIO n° 3) sfollato a Cambiago. Ferito il Volontario SIRONI SANTINO di Innocente (Classe 1922) da Omate (Frazione di Agrate Brianza) il quale è stato, trasportato all’ospedale civile di Gorgonzola. Durante il combattimento l’autocarro già requisito veniva incendiato.
Alle ore 9,30 del 26 aprile in località Burago Molgora N. 8 Volontari fermavano N. 20 tedeschi a bordo di n° 2 autocarri; li disarmavano uccidendo n° 2 nemici e ferendone un terzo. Da parte dei Volontari nessuna perdita.
Venivano recuperati armi e due autocarri; uno di questi veniva lasciato in consegna alla 105a Brigata S.A.P. Volontari della Libertà di Concorezzo.
In altre azioni di pattuglia venivano recuperati altri automezzi più o meno inservibili.
Alle ore 4 del 27 aprile, una pattuglia di questo distaccamento composta di N° 4 uomini intimava l’alt ad una macchina tedesca. All’intimazione questa si fermava e ne scendeva un militare con il mitra spianato contro di loro. Subito i Volontari facevano fuoco e colpivano l’avversario a morte. Nel caduto ravvisavano un Ufficiale superiore tedesco. Disarmavano l’ufficiale e poco dopo giungeva colonna composta di circa 20 automezzi blindati. I coraggiosi Volontari si appostarono ai lati della strada e fecero ancora fuoco sulla colonna, ma visto che questa rispondeva con mitragliatrici pesanti, rientravano di corsa al distaccamento onde avvisare i compagni per tenersi pronti ad un eventuale appostamento fuori paese. Ma in seguito all’audacia dei 4 Volontari, la colonna faceva il dietro front sparando nel contempo a casaccio contro le case civili. Da parte nostra non si ebbero a lamentare né danni né vittime. I Volontari durante l’azione ricuperavano una mitragliatrice.
Alle ore 18 del 27 aprile giungeva ordine di rinforzo ai Volontari di Limito Pioltello ove una forte colonna autoblindata tedesca composta di circe 250 militari non voleva arrendersi. In un’azione combinata con gli aerei alleati che, mitragliavano la colonna, ed i patrioti che li circondavano, i tedeschi dovettero arrendersi dopo aver preso una buona batosta. Da parte nostra nessuna perdita.
Alle ore 8 del 28 aprile il distaccamento riceve ordine di portarsi a Vaprio per eliminare un centro di resistenza nazifascista che resisteva da parecchie ore. Dopo la resa dei suddetti i Volontari si recavano a Capriate ove, in una gabina elettrica, erano annidati dei nazifascisti, che resistevano da due giorni all’assedio dei Volontari.
Giunti sul posto, il Volontario della libertà GALBUSERA CARLO GIUSEPPE di Giuseppe (classe 1922) da Vimercate, si lanciava con i suoi compagni, con grande audacia all’assalto, lanciando bombe a mano. Durante l’attacco veniva colpito a morte. Nello stesso giorno il fortino veniva espugnato dai patrioti.
Nei giorni seguenti continuavano i regolari servizi di ordine pubblico, di caserma, nonché l’arresto dei fascisti criminali di guerra.»
Archivio A.N.P.I. sezione di Cavenago di Brianza
Archivio A.N.P.I. sezione di Cavenago di Brianza
I fatti di Camuzzago descritti dal partigiano Giovanni Rigamonti, testimone.
Da: “Vimercate nella storia contemporanea 1918 – 1945”, Sergio Cazzaniga, Alberto Mauri – Comune di Vimercate, stampa Garzanti Spa, 1985.
«alle ore 8 del 26 aprile una squadra del distaccamento di Ornago, rinforzata con gli elementi del gruppo di Rossino, visto transitare un autocarro tedesco scortato da un sidecar, si gettò col proprio automezzo all’inseguimento dei fuggitivi. Lungo la strada che da Ornago porta a Bellusco i partigiani aprirono il fuoco costringendo i tedeschi a svoltare nel viottolo che conduce alla cascina Camuzzago, che termina in aperta campagna. Incalzati dal nostro fuoco, i tedeschi si dileguarono attraverso i campi abbandonando gli automezzi. Sentendo il fragore degli spari si unirono al nostro gruppo alcuni partigiani del distaccamento di Bellusco. Ispezionato il camion risultò carico di derrate alimentari; decidemmo di condurlo a Cavenago e di consegnarlo al C.L.N. locale affinchè i viveri venissero distribuiti tra la popolazione. Mentre stavano per svoltare sulla strada per Ornago, qualcuno, dai campi, avvistò un automezzo tedesco ed apri precocemente il fuoco.
Troppo tardi ci rendemmo conto che si trattava di un’autoblindo che scortava un convoglio tedesco, composto da circa una trentina di veicoli tra cui diversi blindati. L’autoblindo aprì immediatamente il fuoco contro di noi centrando il nostro camion e incendiandolo.
Giacomo Ronco, ventenne, e Augusto Sesana, ventiquattrenne, rimasero uccisi dall’esplosione. Saltammo dal camion cercando un riparo tra gli alberi: rispondemmo al fuoco coi mitra pur sapendo la loro inefficacia nei confronti del mezzo nemico. I partigiani che si gettarono sul lato destro del viottolo riuscirono, dopo un nutrito fuoco di sbarramento, a sganciarsi verso Bellusco; io con Giovanni Saronni e Luigi Besana, che eravamo allo scoperto sul lato sinistro della via, cercammo riparo dietro ai pochi alberi. Il fuoco nemico batteva la nostra posizione: Luigi Besana, ventunenne, fu colpito a morte a pochi metri dalla mia posizione.
Cessati gli spari i tedeschi iniziarono un rastrellamento nella campagna; Saronni ed io, scagliata l’arma lontano, fingendoci contadini avanzammo verso i tedeschi che ormai si trovavano a pochi metri da noi. Ci scortarono fino al camion in fiamme dove alcuni soldati cercavano di recuperare i viveri rimasti. Improvvisamente si avvicinò a noi un fascista, aggregato alla colonna nazista, che ci ordinò di disporci lungo il ciglio della strada: imbracciò il moschetto, lo caricò e freddamente lo puntò sul viso di Giovanni Saronni aprendo il fuoco. Terrorizzato lo vidi ricaricare con calma il moschetto e puntarlo contro di me.
Dalla colonna giunse un ordine imperioso, in tedesco, che costrinse il fascista a sospendere l’esecuzione: con una reazione rabbiosa mi sferrò sulla bocca un tremendo colpo col calcio del fucile. Intontito e sanguinante mi costrinsero a precedere, correndo, la colonna per scongiurare ulteriori attacchi da parte delle forze partigiane. Un po’ correndo e un po’ camminando riuscii a giungere fino a Sulbiate dove, esausto, feci capire ai tedeschi che potevano uccidermi subito poichè non ero in grado di continuare la marcia. Questi mi fecero salire sulla prima autoblindo, accovacciato sulle paratie di copertura del vano motore, che inevitabilmente erano surriscaldate.
La colonna raggiunse Cicognola di Merate dove, dopo aver preso informazioni sull’agibilità della statale per Lecco, con un calcio mi gettarono giù dal veicolo facendomi capire che non servivo più al loro scopo. Mi resi conto con terrore che potevo essere colpito da una raffica sparata da qualsiasi soldato della colonna che stava transitando; vidi una gerla nei pressi della strada da un contadino che stava lavorando poco lontano, me la caricai sulle spalle e mi allontanai. (Giovanni Rigamonti)»
I quattro Martiri di Camuzzago
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Luoghi della Memoria: "Cippo e monumento a ricordo dei quattro Martiri di Camuzzago"

Era il 26 aprite 1945.
A Bellusco la notizia della fine delle Guerra passava di casa in casa, l’esercito tedesco era in ritirata, puntava a nord, per valicare le Alpi. Una colonna tedesca stava percorrendo quel giorno la strada che arriva da Ornago, diretta a Merate.
Alcuni partigiani, appostati nei campi a Camuzzago e nei dintorni, spararono.
I tedeschi reagirono al fuoco. Caddero quattro giovani: Giacomo Ronco, Luigi Besana, Giovanni Saronni, Augusto Sesana. Allo storico cippo in pietra bianca, che li ricorda, si affianca la scultura di Daniele Misani, inaugurata dal Comune di Bellusco il 25 aprite 2005.
Attualmente, il nuovo monumento si compone di quattro elementi distinti: la scultura, il vecchio cippo, l’albero e il muretto di mattoni che circonda l’intera area. In primo piano, i progettisti hanno ricollocato il vecchio cippo, che originariamente si trovava sul lato opposto della strada per Ornago. Su questo blocco di pietra, gli autori dell’epoca incisero i nomi dei partigiani caduti e una breve narrazione dei fatti accaduti il 26 aprile 1945.
Innanzitutto, la nuova posizione davanti al monumento recupera la memoria originaria dei fatti avvenuti in questo luogo. Dietro al cippo, il muretto di mattoni e la scultura richiamano l’immagine di una nave con la vela gonfia. Questi elementi simboleggiano la fierezza, il coraggio e l’unità che spinsero i partigiani a resistere all’invasione tedesca; allo stesso modo, la vela tesa dal vento incarna l’uomo che lotta per la propria libertà.
In alternativa, il monumento offre un secondo livello di lettura che funge da monito per tutti noi. In questa prospettiva, la linea curva al centro della scultura in ferro traccia lo scorrere del tempo. Contemporaneamente, i pannelli della vela — dai colori scuri e contorni sfumati — evocano la fragilità della memoria storica e la nostra tendenza a dimenticare questo prezioso ricordo.
Sullo sfondo, l’albero che germoglia ogni anno ci spinge a riflettere sull’importanza di tramandare i fatti drammatici del nostro paese, affinché non si ripetano mai più. In definitiva, questo luogo custodisce un messaggio profondo di pace, memoria e speranza.




